“Di Bellacava Vergine Maria, o Madre nostra cara ed Avvocata

i figli tuoi soccorri o Madre pia, che a Te coll’alma corrono traviati.

Proteggi i tuoi venoti o Madre pia, di Bellacava Vergine Maria.”

(strofa della “Canzoncina”)

Spostiamoci da Lamezia Terme e facciamo una passeggiatina nel territorio di Maida, nella frazione Vena! Uno dei centri arbëresh più importanti della provincia, ospita in una campagna il santuario della Madonna di Bellacava, che si festeggia proprio oggi.

La storia del Santuario

Il Santuario della Madonna di Bellacava (foto Luciano Carnovale)

Sappiamo veramente poco sull’origine della chiesa della Madonna di Bellacava: alcuni studiosi affermano che lì vi si trovava un piccolo monastero basiliano di culto greco-bizantino, testimoniato anche dalla struttura della chiesa. Anche la statua stessa, raffigurante la Madonna col Bambino (da secoli oramai denominata “di Bellacava”) richiama, nella posizione, nei colori e nell’espressione le icone tipicamente greche. Il tutto dovuto al fatto che Vena, insieme ad altri paesi vicini come Zangarona e Caraffa di Catanzaro, è un’antica comunità albanese che un tempo adottava il rito greco-bizantino (il rito latino venne adottato in seguito, più o meno nei primi anni del ‘900).

Da alcuni documenti emerge che la chiesa fu visitata da mons. Paolino Pace il 23 maggio del 1769. In quella occasione gli fu riferito che anticamente in quei luoghi esistevano le vestigia di un monastero basiliano. Il terremoto del 1783, poi, danneggiò parzialmente la chiesa. Il resto è leggenda, storia popolare, che ora analizzeremo.

Originale l’addobbo per la Madonna nel 2015: invece del parato a festa, è stata creata una “cava”, per ricordare la leggenda di Bellacava. (foto tratta da facebook)

Le leggende legate al Santuario

L’apparizione al pastore e ai cacciatori

La “cava”, dove sarebbe apparsa la Madonna al pastore e ai cacciatori. Ora vi è un’edicola votiva a ricordo dell’evento. 

Sono molte le leggende popolari legate al santuario di Bellacava: si dice che prima dell’apparizione, la Madonna stava sempre dietro una siepe nei pressi di una cava -probabilmente una grotta, dove risiedevano e pregavano i monaci basiliani- (da qui il nome Bellacava, intendendo la “Bella Signora” della Cava) e che le pecore di un pastore ogni giorno si inginocchiassero lì. Il pastore un giorno, incuriosito, andò anche lui: apparve la Vergine in tutto il suo splendore che gli riferì:

“È da tanto tempo che ti aspetto, vai al paese e annunzia loro che io sono qui, a stu margiu… e dì loro di venire a prendermi, poichè voglio che mi portino al paese, nella mia casa”.

 Il pastore, impaurito, scappò via senza recare il messaggio affidatogli.

Qualche giorno dopo fu la volta di due cacciatori: la loro caccia si fermò davanti alla siepe, la Madonna apparve e recò lo stesso messaggio. I cacciatori obbedirono e spiegarono il tutto al sacerdote, che, pieno di gioia insieme a tutto il paese, suonò le campane a festa e la Madonna arrivò in paese. La festa era stata fissata alla prima domenica di settembre.

La costruzione del Santuario per volere della Madonna

Il parato a festa

Anni e anni dopo, la Madonna apparve in sogno ad una paesana e la portò nel posto attuale dove si trova il Santuario, dicendole, nel dialetto venoto:

“Tu ca ha mu costruisci la casa mia ca io ti pagu”.

Richiesta anch’essa esaudita: con l’aiuto dei paesani, la chiesa venne costruita e ogni prima domenica di settembre si accompagnava la Madonna fino alla chiesa e poi di nuovo in paese.

La cona di Bellacava

La Madonna di Bellacava esposta nella chiesa di sant’Andrea

Ancora una volta la Madonna appare ad un’altra paesana, Betta Carchidi, alla quale chiede:

“Tu devi farmi un’icona di fronte la strada, raccogliendo i soldi con una bussola, perchè altrimenti dalla cava dove sono apparsa non passa nessuno a salutarmi”.

Così avvenne e la “cona” è presente tuttora nel luogo scelto da Maria per manifestarsi al popolo di Vena.

Una delle tante edicole votive dedicate alla Madonna (1985). Questa, in modo particolare, si trova all’ingresso del paese e da quest’ultima si può accedere alla cava delle apparizioni attraverso una piccola scaletta che si trova accanto.

Il restauro a Maida

Narra ancora la leggenda che la statua dovette partire a Maida per un restauro. Ad un certo punto, la statua parve così bella che i maidesi pensarono di tenerla con sè. La statua, portata a spalla dai maidesi da Vena fino a Maida, iniziò a pesare così tanto che fu impossibile continuare a trasportarla; segno che la Madonna voleva rimanere nella dimora da Lei scelta.

Antico santino della Madonna di Bellacava: foto tratta da http://www.mondoarberesh.altervista.org/077.html

I bombardamenti dei Tedeschi

Intorno agli anni ’40 i Tedeschi, che avevano perso entrambi le guerre mondiali, volevano bombardare e distruggere Vena perchè sapevano che lì vi era una Madonna miracolosa. Era una prima domenica di settembre, il paese in festa; giunsero i Tedeschi, ma all’improvviso vi furono una pioggia fortissima e una nebbia fitta che impedì ad essi di raggiungere il loro intento: se ne andarono e subito tornò il sole; come consuetudine, la Madonna venne portata al Santuario e poi in paese.

Altra leggenda: la chioccia coi 12 pulcini d’oro

Cartello bilingue all’esterno del santuario

Un’altra leggenda narra che, nel luogo ove i cani dei cacciatori ogni giorno si fermavano (davanti, quindi, la cava della Madonna) ognuno vedeva una luce. La Madonna (identificata come Donna Bella) apparve a molte persone in sogno chiedendo loro la costruzione di una chiesa dove sarebbe apparsa una chioccia con 12 pulcini d’oro. La chiesa doveva essere orientata con un lato in direzione del Santuario di Dipodi e con l’altro in direzione della Chiesa di Santa Maria Cattolica Maida. La richiesta precisa era accompagnata da una specificazione giacchè queste chiese erano considerate “sorelle”, insieme ad altre 4: l’Abbazia dei santi Quaranta Martiri a Caronte, l’Eremo di Sant’Elia a Curinga, l’Abbazia di sant’Eufemia Vetere e il Convento dei SS. Filippo e Giacomo Feroleto Antico. Singolarmente ed in tempi diversi, ci furono dei bambini che videro la chioccia dai 12 pulcini d’oro al punto estremo dell’altipiano che domina entrambe le vallate e tutta la piana di sant’Eufemia; appena i bambini cercavano di raggiungerla, la chioccia spariva: la chiesa doveva essere costruita lì.

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