Aghia Sophia: un festival tra la storia dell’Abbazia di Corazzo

Aghia Sophia: un festival tra la storia dell’Abbazia di Corazzo

Parlare di un mero festival musicale sarebbe riduttivo verso il concetto ispiratore, l’idea di fondo dell’Aghia Sophia Festival. Un caleidoscopio di arti, colori ed emozioni, un altare sul quale musica, arte, natura e storia si mescolano in un afflato mistico e religioso.

Aggettivi non casuali questi ultimi, visto che l’Aghia Sophia Fest si è svolto – anche in questa sua seconda edizione – fra le imponenti e suggestive vestigia di quella che fu l’Abbazia di Santa Maria di Corazzo (Carlopoli, CZ). Luoghi e pietre sfiorati dallo spirito ardente e illuminato di Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese di «spirito profetico dotato» che illuminò persino l’animo di Dante Alighieri.

Pregio del festival organizzato da Il Filo di Sophia – giunto al suo 14° anno di attività – è l’aver (ri)creato, un nuovo spirito di vicinanza fra i partecipanti, che – come i benedettini e cistercensi tanti anni fa – hanno vissuto insieme e vicini (cosa non scontata in questi ultimi anni) forti emozioni artistiche e sociali: stendendosi l’uno accanto all’altro sui prati della presila catanzarese, fra parole e suoni a due passi dalle nuvole e accampandosi sotto un cielo trapunto di stelle.

Una due giorni (9 e 10 luglio) scandita dagli artisti che si sono avvicendati sul palco. Spiccano su tutti i big della rassegna: l’esibizione musicale di Giovanni Truppi con incursioni piratesche di Dario Brunori (il primo giorno; anticipato nelle ore precedenti da un talk bio-filosofico tra i due, moderato da Giuseppe Bornino) e il reading di Emidio Clementi, tratto dal suo ultimo libro “Gli anni di Bruno“ con sottofondo musicale di Ignacio Nistic.

Nel mezzo spazio alla filosofia “Antigone, piccola festa di filosofia tra i boschi”, al teatro con “Amanda. Colei che deve essere amata” dei fratelli Carchidi, alle visite guidate all’abbazia e ancora a tanta tanta musica: L’ennesimo, Arvur, Fabio Nirta, Georgio Oniani, Lino Pugliese, Vagliolise, Ab Ru, Francesco Brizza.

Come se non bastasse, oltre a ciò: esposizioni artistiche, tarocchi, stand di merchandising e food&drink rigorosamente tipico e locale.

Un festival che nonostante il freddo siderale (10° a luglio) e l’estrema umidità (zaino, telo e converse fradici) ha saputo come accendere e scaldare i cuori che si sono ritrovati sotto il cielo di Corazzo.

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