Al teatro Grandinetti prosegue “Vacantiandu”: è la volta di “Anna Cappelli”

Al teatro Grandinetti prosegue “Vacantiandu”: è la volta di “Anna Cappelli”

Al teatro Grandinetti di Lamezia Terme nella serata del 12 marzo, nel mese dedicato alle donne, è andata in scena “Anna Cappelli“, opera teatrale del campano Annibale Ruccello, prodotta dall’Associazione Culturale Teatro Primo Natale Parisi, per la regia di Christian Maria Parisi.

La stagione teatrale Vacantiandu, realizzata dall’associazione I Vacantusi in collaborazione con FITA e con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nico Morelli, prosegue con un monologo che vede come protagonista Anna Cappelli (interpretata dall’attrice Silvana Luppino), un’impiegata che, nell’Italia del boom economico, lascia Orvieto per andare a lavorare in un ufficio di Latina, ritrovandosi a dover condividere un appartamento con la maltollerata signora Tavernini e i suoi gatti.

L’incontro con Tonino, collega e proprietario di un appartamento, accende però in Anna quel desiderio, frutto della morale cattolica del mondo di provincia dell’Italia degli anni ’60, di avere una casa tutta sua, lontana da convivenze forzate, e lontana dalla sua famiglia e da suo padre che ha ormai ceduto la sua camera alla sorella più piccola.
Sette concitati dialoghi con gli altri personaggi fuori-scena (la signora dell’appartamento in cui ha preso la stanza in affitto e Tonino) ci permettono di addentrarci nella complessa psicologia di una donna che, riuscita nell’intento di avere un uomo tutto suo, una casa tutta sua, nel momento in cui quello che sembrava un sogno finalmente realizzato sta per dissolversi, troverà una “soluzione”, da lei presentata come “inevitabile”, del tutto inaspettata.

Annibale Ruccello, scomparso prematuramente all’età di trent’anni poco più di trent’anni fa, è fiore all’occhiello della nuova drammaturgia napoletana, capace di sondare con estrema lucidità e accuratezza la psicologia di personaggi soli, sradicati dal loro luogo d’origine, assorbiti dalla loro inquietudine che spesso finisce per rasentare la follia.
Lo stesso Ruccello, infatti, ebbe modo di affermare: “Le storie che racconto riguardano sempre e soltanto gente banale, comunissima, possibilmente incline a diventare patetica, straziante. Ma per una sorta di terrore a nutrire o a destare pietà mi piace coglierla in un momento estremo della loro esistenza, quando a prescindere dalle loro stesse intenzioni questi personaggi sono costretti a compiere una scelta importante, un gesto eroico o atroce. Per cui si trasformano in personaggi grotteschi o mostruosi, spesso odiosi e insopportabili, comunque sempre meglio che pietosi. E mi piacciono quanto più sono ai margini, relegati, ma non in maniera vistosa (come barboni, criminali e pazzi) bensì in maniera sottile, indistinta. Ed infatti vivono in quartieri della cultura metropolitana, in provincia, sepolti nella periferia”.

Uno spettacolo che in un’ora soltanto è riuscito a smuovere gli animi del numeroso pubblico, divertito e travolto dall’intensità con cui l’attrice ha messo in scena i suoi pensieri, e, in un turbinio crescente di emozioni talvolta grottesche, la sconvolgente crudezza dei desideri più reconditi dell’animo umano.

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