Lamezia Terme: il tempo, la Meridiana e il Vescovo scienziato

Lamezia Terme: il tempo, la Meridiana e il Vescovo scienziato

Non è dato sapere quando l’uomo iniziò a sentire l’esigenza di misurare il tempo ma è logico immaginare che all’inizio non riuscisse ad andare oltre l’interpretazione dei grandiosi fenomeni del sorgere e del tramontare del sole. Successivamente si interpretò la giornata col movimento dinamico del sole, ovvero: sole in ascesa, allontanamento dall’accampamento per la caccia, sole calante, necessità di raggiungere l’accampamento per trascorrere la notte al riparo dai pericoli.

Tentare di comprendere il tempo ed il suo trascorrere è uno dei più ambìti traguardi cui concorrono varie scienze e anche le discipline filosofiche. In quest’ottica, troviamo ancora attuale citare Sant’Agostino, il quale nell’undicesimo libro delle sue Confessioni affermava: “io so cosa è il tempo ma quando me lo chiedono non so spiegarlo”.

È stata probabilmente l’osservazione dell’ombra proiettata sul terreno da un albero sufficientemente diritto a suggerire come tramite le modificazioni della lunghezza dell’ombra si potesse suddividere il tempo di “luce” da quello di “buio”. Con l’evolvere della civiltà ed essendo un essere sociale, l’uomo – per dare senso e ordine alle vicende storiche – sentì impellente il bisogno di misurare il tempo.

È questo il principio, ovviamente raffinato nel corso dei secoli e millenni, alla base del funzionamento delle meridiane.

Chiesa Matrice di Lamezia, accanto il palazzo sulla cui facciata risiede la meridiana.

Questo antichissimo strumento per la misura del tempo inevitabilmente seduce.

Si rimane colpiti dalla bellezza artistica dell’opera, molto spesso accompagnata da un bassorilievo, un mosaico, oppure da un motto che di solito invita a riflettere sulla natura del tempo, il suo scorrere inesorabile, la brevità della vita.

Più semplicemente possiamo essere incuriositi dal funzionamento (e il pensiero va al sole, alla terra che gli gira intorno e inevitabilmente agli spazi infiniti tra le stelle). Forse il silenzio, in quel lentissimo scorrere dei minuti, ci aiuta a recuperare un senso più naturale del tempo.

La meridiana ha anche il pregio di essere unica: le sue caratteristiche dipendono strettamente dal luogo e dall’orientamento del supporto su cui è realizzata.

A Sambiase, accanto alla chiesa Matrice di San Pancrazio, vi è un’antica meridiana simbolo per eccellenza del centro sambiasino. Sotto il sistema di misurazione sono scolpite le Due Torri (presenti anche nel gonfalone dell’ex comune) richiamanti l’antica denominazione del territorio, citata negli itinerari romani di Antonino Pio e riportati dal Barrio: Turres.

L’orologio solare di Sambiase fu scolpito da Vincenzo Roberti nel 1889 su progetto di Monsignor Giuseppe Candido.

Monsignor Candido fu nominato da Papa Leone XIII, nel 1881, vescovo di Lampsaco e anche coadiutore, con futura successione, del vescovo di Nicastro. Nominato vescovo di Nicastro nel 1882, il Candido affrontò nella sua diocesi notevoli spese, soprattutto per il seminario.

Giuseppe Candido entrò all’età di 10 anni nel Collegio Reale dei Gesuiti dove manifestò grande entusiasmo per lo studio dell’elettricità, in seguito conseguì a Napoli la laurea in matematica e fisica.

Soprannominato il “vescovo scienziato”, ritornato post laurea a Lecce, sua città natale, Monsignor Candido realizzò numerosi apparecchi elettrici utilizzati nelle abitazioni private della città, ma il suo impegno principale in campo elettrico è rappresentato dalla rete di orologi pubblici elettrici sincroni a Lecce negli anni compresi tra il 1868 e il 1874. Quest’opera che egli stesso costruì dopo averla progettata non aveva precedenti in Italia e fu una delle prime in Europa, rimanendo in funzione fino al 1937.

Tra le sue invenzioni si annoverano, inoltre, la pila a diaframma regolatore, il pendolo elettromagnetico sessagesimale ed il brevetto di un gassogeno automatico.

All’opera di scienziato e di sacerdote affiancò un’appassionata attività di pittore dilettante.

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