Il teatro F. Costabile riparte con Il rasoio di Occam

Il teatro F. Costabile riparte con Il rasoio di Occam

Il Rasoio di Occam

di Giusi Arimatea e Giovanni Maria Currò

con Mauro Failla, Tino Calabrò e Alessio Bonaffini.

Le carezze che la vita – o destino, o fato che dir si voglia – distribuisce alla nostra esistenza hanno, a volte, la consistenza del rasoio, il colore dell’acciaio freddo e ineluttabile, che taglia ed elimina ciò che vi è di superfluo.

Le pieghe, le direzioni, il verso che le nostre esistenze possono assumere sono spesso il risultato di scelte determinate da fattori esterni alla nostra dimensione, che ci vengono imposti, imperati da situazioni che non riusciamo a gestire e che spesso non riusciamo neanche a comprendere, se non dopo molto tempo e dopo aver personificato un ruolo che non avremmo scelto per noi stessi.

Al teatro Franco Costabile di Sambiase in Lamezia Terme (finalmente riaperto, dopo troppo tempo) la compagnia Clan degli Attori, all’interno della rassegna teatrale Matrioska (festival ideato e diretto da Mammut Teatro, realizzato con il sostegno della Regione Calabria e con il patrocinio del Comune di Lamezia Terme), porta sul palcoscenico proprio questo asfissiante laccio che avviluppa fino al soffocamento le inclinazioni proprie di ogni individuo: che tenta faticosamente – con lancinanti spasmi di vita – di evadere e svincolarsi dalle imposizioni del mondo bigotto.

Nel tragico anno che fu il ’78 italiano, mentre la radio rimbalzava notizie sul rapimento (e ritrovamento) Moro e canzoni dei Collage e Alunni del Sole, in una non meglio specificata periferia siciliana, il salone del barbiere Tanino diviene il centro di una disputa quasi esistenziale, tra: il pragmatico barbiere, un professore filobrigatista e un rapinatore sconfortato che irrompe braccato dai carabinieri.

La Grande (e drammatica) Storia degli Anni di Piombo italiani – con l’immagine simbolo del ritrovamento del segretario DC nel bagagliaio di un’auto in via Caetani a Roma – si mescola e si alterna, si confonde con le piccole storie, a loro volta tragiche, di uomini qualunque, ognuno con un trauma rimosso (quantomeno temporaneamente) che (ri)emerge nei momenti di maggiore intensità emotiva richiedendo il proprio debito di anima e mare.

Il Mare, da buoni isolani, viene innalzato a controparte spirituale e individuale degli attori sulla scena, che – quasi fosse un immenso specchio – in esso si osservano distinguendo un passato nitido e saturo – di colori e dolore – e un futuro disturbato e intermittente, che non consente di discernere una rotta stabile verso un porto sicuro.

Fra dolori, rimpianti ed errori ecco che il rasoio di Tanino, diviene il rasoio di Occam: principio metodologico che, tra più ipotesi per la risoluzione di un problema, indica di scegliere, a parità di risultati, quella più semplice: frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora.

Ma, si sa, la situazione più semplice, spesse volte, non è quella più felice…

Ph. Angela Palermo

 

 

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