Madonna del Soccorso a Magolà: il piccolo santuario, tra storia e leggenda

Madonna del Soccorso a Magolà: il piccolo santuario, tra storia e leggenda

Madonna di lu Suncurzu, chi si mamma di carità,

aiutatimi e succurritimi alli mia nicissità.

(strofa tradizionale)

E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo articolo, quando qualche giorno fa, tra i ricordi di facebook, mi sono comparsi scatti che avevo fatto a luglio dell’anno scorso durante la festa della Madonna del Soccorso a Magolà. Così ho deciso di mettermi alla tastiera per parlare di questo (forse) poco conosciuto santuario sui colli lametini e della sua storia. Oltre alle mie conoscenze, farò affidamento ad un grazioso opuscoletto in mio possesso a riguardo, scritto dalla prof.ssa lametina Filomena Stancati Nicotera.

Il luogo

Esterno del santuario.

Il santuario della Madonna del Soccorso domina l’intera città dalla collina di Magolà, frazione di Lamezia Terme. La frazione, per gli abitanti del circondario e gli anziani della città, è semplicemente denominata U Succursu per via della collocazione dell’edificio religioso.

La storia e le leggende del santuario

Il Sac. Don Pietro Bonacci ci riferisce che il culto alla Madonna del Soccorso a Nicastro è molto antico, e un tempo era praticato dai Padri Riformati di San Francesco ed era in uso anche nella chiesa di santa Lucia fino alla metà del ‘700.

Questa tela (1861) un tempo si trovava sull’altare maggiore. Ora è situata sull’architrave del presbiterio.

Tuttavia, la tradizione popolare asserisce che il tutto iniziò quando a Magolà venne ritrovato un quadro della Vergine, smarrito dagli Angioini venuti nel 1265 a combattere gli Svevi. Ciò sarebbe confermato da un antico canto, intonato nella tradizionale “jornata alla Madonna”:

“Jesu, Madonna mia di lu Suncurzu, / riparu di sta vita sbinturata. / Ed iu Madonna mia ti ndi cerc’una: / mu mi la sani Tu sta ‘mpirmità. / O bisugnusi chi bisuagnu aviti, / viniti a Magulà ca mi truvati / ca c’è na conicella ch’è pulita, / c’è la Madonna chi vò visitata. / Ccà li Francesi l’avianu pirduta, / e mo ludam’a Diu ca s’ha truvata. / Era tutta di spini cuveruta, / e mo e di rosi e jiuri ncurunata. / Ni calamu nterra e dicimu n’Avi Maria/ ccu l’angilu Gabrieli nci cantamu. / U ‘mpìarnu si conturba d’ogni via / sintìandu la Regina salutari”.

(Madonna mia del Soccorso / rifugio in questa vita sventurata; / io, Madonna mia, te ne cerco una (grazia): / sana Tu questa mia infermità. / O bisognosi, che bisogno avete, / venite a Magolà che mi trovate: / c’è un’icona (votiva) che è pulita, / c’è la Madonna che vuol essere visitata. / Qui i Francesi la smarrirono, e ora lodiamo Dio che è stata ritrovata. / Era tutta di spine coperta / e ora è di rose e fiori incoronata. / Ci inchiniamo a terra e diciamo un’Ave Maria, / con l’angelo Gabriele le cantiamo. / L’inferno si atterrisce in ogni via / sentendo la Regina salutare).

Immagine della Madonna raffigurata sull’altare maggiore.

L’edicola votiva dei f.lli Gatto

Questa lauda sembra essere un misto tra storia e leggenda, perché parla anche di una “conicella” (nel dialetto lametino, “edicola votiva”) che, in effetti, a Magolà vi era davvero. In base a quanto trovato nell’Archivio diocesano, questa edicola votiva fu costruita nel 1719 dai fratelli Gatto per devozione alla Madonna, prodiga di grazie e miracoli verso chiunque accorresse a Lei.

La Chiesa del Soccorso negli anni 70, prima dei restauri. Era completamente immersa nella campagna.

Visti questi fatti, i fratelli Gatto, devotissimi alla Madonna del Soccorso, offrirono un terreno per la costruzione di una chiesa. L’edificazione avvenne nel 1740. Venne anche costruita una strada per accedere al santuario.

La chiesa agli inizi

La chiesa era frequentatissima dagli abitanti di Fronti, altra frazione lametina (575 m s.l.m.). Allora, Fronti non aveva luoghi di culto (la chiesa di san Giuseppe venne edificata dopo), e poiché ogni mattina di domenica dovevano scendere a Nicastro per vendere cesti e panieri (la maggior parte della popolazione esercitava questo mestiere), si fermavano prima alla chiesa del Soccorso per ascoltare la Messa.

In una Visita del 1769 da parte di Mons. Paolino Pace sappiamo che la chiesa era “mantenuta decorosamente”, con un bellissimo altare maggiore avente l’immagine della B. V. M. Miseris Succurrentis. Il periodo d’oro va fino al 1783, anno del disastroso terremoto, che provocò vari squilibri economici ed ecclesiastici.

Interno della chiesa del Soccorso negli anni ’70, prima dei restauri. La statua della Madonna si trovava in una teca vicina all’altare.

La chiesa nel XIX secolo

Per la chiesetta del Soccorso, l’Ottocento non fu un bel periodo. In città subentrò il colera che provocò molte vittime e spesso, non avendo posti per la sepoltura, i morti venivano seppelliti nella chiesa del Soccorso poiché si trovava ad una certa distanza dal centro abitato. Ma non venne utilizzata solo come luogo di sepoltura, ma anche come lazzaretto per curare i malati, una specie di ospedale provvisorio.

La chiesa nel XX secolo e oggi

L’altare maggiore oggi.

La chiesa, nonostante le due guerre, passa un buon periodo e continua a funzionare regolarmente. Dal 1970 partirono lavori di ampliamento e restauro grazie a don Antonio Marghella (1926-2018), parroco della Cattedrale, di cui il santuario era filiale fino al 1995, anno in cui fu proclamata parrocchia.

La chiesa, ad una navata, possiede un bell’altare maggiore con una raffigurazione della Madonna. Al lato vi sono due altari: uno dedicato all’Addolorata (con tela di autore ignoto – “F.P.D.D.S. Don Ferdinando Gualtieri di Giovanni”) e uno dedicato a San Francesco di Paola (con tela di autore ignoro – “dipinta per devozione di Don Antonio Mologna nipote del Signor D. Antonio De Blasi, Cantore della Cattedrale di Nicastro. A.D. 1891”). Sempre a lato, una nicchia con la statua della Madonna. Sull’architrave del presbiterio, la tela originale della Madonna del Soccorso “per div. del Fu Presidente Sig. D. Domenico De Piro. A.D. 1861”.

La statua della Madonna del Soccorso

Pur trovandosene molte in giro di statue simili (ricordiamo, nel comprensorio, la statua di Curinga e Serrastretta), quella lignea di Magolà è tra le più espressive. Raffigura la Madonna, alta, con in braccio il Bambino Gesù, che regge un bastone. Ha un manto azzurro e un abito rosa ricoperto di fiori. Ai suoi piedi, da una parte il diavolo, dall’altra una bambina che chiede soccorso. Gesù tiene legato il diavolo con una catena. E’ stata restaurata nel 2010.

La statua della Madonna del Soccorso.

La festa della Madonna del Soccorso ieri e oggi

Dell’antica festa del Soccorso ce ne parla don Antonio Marghella, che nel 1990 sul giornale “Senza Titolo” di cui ne era Direttore responsabile, scrive:

Giovedì, venerdì e sabato erano i giorni della fiera e per questo la festa della Madonna era stata fissata alla terza domenica di luglio, proprio per la fiera che aveva grande importanza: Vi si vendeva di tutto, dagli animali grossi e minuti, e dagli utensili per la cucina e dagli arnesi per il lavoro, alle ceste e ai panieri di vimini e di canne che i cestai di Fronti preparavano con arte, dagli indumenti ai cappelli di paglia per i contadini, dalle cibarie varie alle prime angurie di stagione, ma primeggiavano in grandi tinozze ricolme di ghiaccio le spumeggianti gassose. La mattina di sabato arrivavano puntuali i venditori di “mostaccioli di Conflenti” che per una specie di parentela tra la Madonna di Conflenti e questa del Soccorso, si sentivano autorizzati a prendere posto davanti alla chiesa.

Infatti, per la festa del Soccorso vi era un’enorme fiera che durava per ben tre giorni e in cui si vendeva di tutto. Questa fiera ormai non esiste più.

Interno della chiesa durante la festa (2020)

Certamente, insieme alla festa civile, ancora più sentita era la festa religiosa, ogni anno la terza domenica di luglio. Evento immancabile insieme alla festa della Madonna di Dipodi a Feroleto (15 agosto) e a quella della Madonna della Quercia di Visora a Conflenti (ultima domenica di agosto); feste, pertanto, celebrate sotto il sole caldo dell’estate calabrese. Le feste patronali nei piccoli paesi, come Zangarona e la sua Madonna delle Grazie (2 luglio) e le già menzionate Dipodi e Conflenti, significavano anche l’atteso ritorno degli emigranti.

La festa è preceduta da un novenario, e il sabato prima della festa si usa fare la jornata alla Madonna, in cui si sta l’intera giornata in chiesa pregando e intonando canti tradizionali. Il pomeriggio della domenica si porta in processione la statua della Madonna del Soccorso, richiamando i fedeli delle vicine contrade. Al termine della processione, la statua rientra tra i fuochi d’artificio. Dopo si assiste a vari intrattenimenti civili.

N. B.: Le foto antiche sono tratte dalla pagina facebook “Parrocchia-Santuario Maria S.S. del Soccorso, Magolà Lamezia Terme”. Le altre sono di proprietà dell’autore.

Lorenzo Colistra 

 

 

 

Lorenzo Colistra
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