Gli antichissimi insediamenti della piana lametina: dai Lametoi a Terina, fino a Turres e Neokastron

Gli antichissimi insediamenti della piana lametina: dai Lametoi a Terina, fino a Turres e Neokastron

Gli insediamenti urbani nella Piana Lametina. Una lunghissima storia fra Età Antica e Medioevo. 

In questo nuovo articolo voglio affrontare un argomento storiografico molto complesso per le diverse tematiche, per cui mi limiterò a fare citazioni per sommi capi di notizie utili che poi potrete approfondire autonomamente sulla vasta storiografia locale oggi esistente sulla storia degli insediamenti urbani nella Piana Lametina dall’Età Antica al principio del Medioevo quali furono le località Lameto, Terina, Aquae Angae, Turres, Nicastro e Sambiase.

La Piana di Sant’Eufemia ebbe insediamenti umani stabili a partire da 700-500 mila anni fa, da parte di gruppi umani di cacciatori –raccoglitori che iniziarono un intenso sfruttamento del fertile territorio e un lucroso commercio agricolo e di ambra con le aree geografiche vicine ( le vetrine della sezione Preistoria del Museo Archeologico Lametino sono ricche di testimonianze materiali di questo importante periodo storico). Ad un certo punto però la presenza umana divenne molto scarsa finché, tra il 2700 e il 2300 a. C. ritroviamo nuovi insediamenti stabili, preludio alla fondazione della località citate all’inizio di questo articolo. L’insediamento sparso dei Lametoi (cosi chiamato perché il sito doveva sorgere vicino la fiume Amato, in antichità chiamato Lameto) doveva essere stato fondato da una popolazione proveniente dall’Arcadia (Grecia)  gli Enotri  nel VI secolo a. C., ai quali poi si sovrapposero, fino ad assimilarli completamente, i primi coloni greci provenienti a loro volta dalle colonie greche di Sibari e soprattutto di Crotone. Non abbiamo testimonianze archeologiche su questa località dei Lametoi, ma solo indizi letterari da parte di autori greci quali Ecateo da Mileto (V secolo a. C.) e il poeta Licofrone (nato nel 330 a. C).

Di Terina, invece, sappiamo che fu fondata da Crotoniati per cercare uno sbocco commerciale sul Tirreno verso il V secolo A.C. e, in  base a campagne archeologiche svolte fra il 1997 e il 2002, conosciamo l’ubicazione certa di Terina,  presso l’attuale frazione Sant’Eufemia Vetere di Lamezia Terme. Terina, analizzando anche gli scavi, doveva essere una Polis molto ricca, che batteva moneta propria e teneva intensi traffici commerciali con la polis madre e quelle vicine (si sono ritrovate monete di altre polis nel sito archeologico). Dunque a Terina vi era un ceto sociale stratificato, formato si da agricoltori, pastori e artigiani, ma anche da una classe agiata di commercianti, politici e militari. Le monete, la tabella testamentaria bronzea, l’enorme vaso dipinto (l’Hydria) conservati presso il Museo Archeologico Lametino, nella sezione storia greca, ne sono la testimonianza più eclatante, per non citare infine  il celeberrimo tesoretto di Terina, rinvenuto a fine XIX secolo e oggi esposto presso il British Museum di Londra. Anche su Terina purtroppo sappiamo poco, tipo di una guerra mossa contro di essa da parte della potente polis Thurii (fine V secolo) forse per ripristinare il dominio della distrutta Sibari, o dell’assedio e saccheggio perpetuato a suo danno dai Brettii nel 356 A.C. che la occupò militarmente finché non fu  poi liberata soltanto nel 332 A.C. da Alessandro il Molosso, re d’Epiro che cercava alleati contro Roma. Di Terina dunque sappiamo ancora troppo poco. Dalla polis fondatrice Crotone sicuramente avrà replicato l’organizzazione politica locale, il Pantheon delle divinità, anche se Terina riserverà speciale culto alla ninfa omonima, al quale fu attribuita la fondazione mitica del centro urbano. I lametoi, quando furono conquistati dai Tirenei, mantennero per un certo tempo il loro culto indigeno per la ninfa Ligea, che poi col passare del tempo fu confusa e sovrapposta con la ninfa Terina. Terina continuerà a prosperare come ricca polis magnogreca almeno fino all’avvento delle Guerre Puniche (III – II secolo a .C ) quando Terina divenne alleata di Annibale, re di Cartagine, il quale braccato dai Romani e impossibilitato a difenderla decise di distruggerla per non farla divenire una possibile nuova polis soggiogata a Roma (206 – 203 a. C.).

In età romana la Piana vedrà solamente la presenza di fattorie agricole di proprietà di ricchi senatori o di stabilimenti termali (testimonianza restano i siti archeologici a Pian Delle Vigne nel comune di Falerna o le Terme Romane ad Acconia di Curinga o di Caronte a Lamezia Terme). Ma è di questo periodo storico la presenza di un sito di nome Aquae Angae citato in un documento cartografico romano del III secolo, la Tabula Peutingeriana. Forse queste Aquae Angae erano la prima forma di sfruttamento termale delle acque sulfuree  ancora oggi esistenti a Caronte. Non vi sono ad oggi prove archeologiche certe. Difficile è anche da collocare la presenza di una località chiamata Turres che ricadeva sulla via consolare romana che attraversava la Piana Lametina fino a giungere a Reggio Calabria e citato nel prezioso documento del IV secolo Itinerario di Antonino (cioè dell’imperatore Antonino). Di questo sito sappiamo soltanto che fu un importante sede militare e addirittura sede per qualche tempo di una diocesi, anche se su questo aspetto sorgono molti dubbi fra gli storici. Se Turres fosse stata ubicata veramente fra i comuni di Maida e di Nicastro, potrebbe essere il nucleo originario del comune di Sambiase, ma sono solo ipotesi che non hanno ad oggi ancora riscontro archeologico certo.

Tornando alla narrazione storica, caduto l’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.) anche la Calabria fu sconvolta dalle diverse invasioni barbariche finché l’Impero Romano D’Oriente (che noi conosciamo come Bizantino) riconquistò il sud Italia al comando del generale Niceforo Focas,  il quale favorì l’organizzazione politica, militare e religiosa di stile ellenistico creando  il Thema di Calabria. Molti monaci ortodossi ascetici, detti anacoreti, giunsero in Calabria per diffondere l’Ortodossia e si dedicarono alla vita eremitica riparandosi nelle grotte naturali presenti numerose nelle località collinari attorno all’attuale territorio di Sambiase, e fondando anche numerosi conventi (chiamati Cenobi) dotati di ampi terreni circostanti utili per mantenere il clero e che venne  lavorato dalla popolazione locale che in cambio ricevevano auto materiale e spirituale in caso di pericolo. E’ per questo motivo che sorsero verso il X secolo l’Abbazia dei Santi Quaranta Martiri (i cui ruderi oggi sono inglobati all’interno del Complesso delle Terme Caronte di proprietà della famiglia Cataldi) e soprattutto il cenobio dedicato a San Biagio, dove oggi sorge la chiesa del Carmine. E’ proprio da questo cenobio dedicato a San Biagio, sui cui terreni attorno furono costruite le case dove alloggiare le popolazioni che lavoravano le terre di proprietà del cenobio che si fa risalire in ambito storiografico certo la nascita del nucleo urbano di Sambiase.

Anche Nicastro, infine, pare sia stata una fondazione bizantina, poiché il primo nucleo militare di quello che diverrà il Castello fu proprio edificato dai bizantini per difendere le coste del golfo lametino. Da questo nucleo originariamente solo militare si sviluppò in breve tempo un agglomerato di case attorno, da parte delle popolazioni fuggite dalle coste infestate dalle incursioni piratesche arabe, e che dal presidio militare richiesero protezione e rifugio. Cosicché, vista la posizione geografica favorevole (fra la costa e l’entroterra montano) e il rapido sviluppo economico – commerciale avviato da questo nuovo sito urbano, i bizantini decisero di elevare Nicastro a sede di diocesi, scelta che sarà confermata anche dai Normanni, giunti in Italia ad inizio dell’anno Mille, che riconfermarono la sede diocesana a patto che il clero nicastrese abbandonasse il Credo ortodosso per quello Cattolico – Romano.

Matteo Scalise
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