Pillole di storia: il Castello di Nicastro

Pillole di storia: il Castello di Nicastro

Sono da quasi mille anni “in piedi” quelle che ormai sono le poche mura che ricordano la presenza di un Castello, in cima allo storico quartiere di san Teodoro di Nicastro, oggi Lamezia Terme, che quotidianamente nel transitare il centro cittadino abbiamo modo di notare.

Ne vogliamo raccontare brevemente la sua lunghissima storia. Una prima forma di fortificazione di tipo militare comparve già fra l’VIII e il IX secolo, ad opera dei Bizantini, i quali favorirono l’insediamento di zone interne della nostra Calabria in quanto abitare le coste era ormai divenuto impossibile a causa delle scorribande dei Barbari prima e degli Arabi in seguito. Ma la prima attestazione certa della presenza del Castello si ha con i Normanni, i quali oltre a renderlo più funzionale ad una struttura di tipo militare, favorirono in contemporanea anche la fondazione della Abbazia benedettina di sant’Eufemia. In questo periodo dimorò nel maniero nicastrese il papa Callisto II, sceso in Calabria per riappacificare da diatribe politiche i germani normanni Guglielmo e Ruggero. Anche con gli Svevi (1195 – 1266) il Castello di Nicastro divenne un centro militare e politico di grossa importanza, poiché da Nicastro si doveva per forza transitare per raggiungere verso sud Reggio Calabria e verso nord Cosenza, oltre che fu proprio nel castello di Nicastro che nel 1195 fu siglato il diploma che autorizzava Gioacchino da Fiore a fondare il suo Ordine florense. Ma il massimo dello splendore e di importanza il castello lo ebbe con l’imperatore Federico II di Svevia (1194 – 1250) il quale lo rese sede della tesoreria reale per ciò che riguardava la tassazione della Calabria e della Sicilia Orientale, oltre che luogo da lui prediletto per dimorarvi più volte durante l’anno per poter cacciare nei boschi dell’attuale fondo Carrà, ove fece edificare un Palatium di cui oggi resta solo il toponimo. In conseguenza di ciò amò così tanto Nicastro da svincolarla una parte di essa, Castello incluso, dalla giurisdizione dei benedettini di Sant’Eufemia e renderla proprietà del Demanio.

Nel 1231 il Castello divenne una prigione poiché vi fu rinchiuso il figlio ribelle di Federico II, Enrico VII di Germania, poiché aveva cospirato contro l’autorità imperiale paterna. Troverà la morte cadendo da cavallo mentre veniva trasferito nelle segrete del castello di Martirano. Con l’avvento degli Angioini di Francia (1266 – 1441) il Castello fu ridato alla giurisdizione dell’Abbazia di sant’Eufemia, e subì un radicale restauro per ordine di Carlo I d’Angiò. Con gli Aragonesi di Spagna (1442 – 1734) Nicastro accolse in pompa magna il ritorno dalle guerre tunisine dell’Imperatore Carlo V (5 novembre 1535). Dal 1564, nell’ambito di una radicale politica da parte degli spagnoli di creazione di opere militari sulle coste del regno napoletano al fine di difenderle dalle incursioni saracene, il Castello di Nicastro fu strutturato in maniera di essere un efficiente presidio di controllo della costa lametina assieme alle erigende torri costiere e del Bastione di Malta. Così con questa scelta “bellica” di utilizzo del castello, da questo momento si ebbe una doppia natura funzionale della struttura, cioè sia sede istituzionale dei signori feudali (i Caracciolo, signori di Nicastro dal XV al XVIII secolo e in seguito i d’Aquino dal XVII al principio del XIX secolo) che presidio militare.

Intanto al peso del tempo si unirono anche gli eventi calamitosi a segnare la decadenza del maniero. Parzialmente danneggiato dal terremoto del 1609, quello devastante del 1638 lo rese quasi un rudero, tant’è vi trovò la morte il principe Cesare d’Aquino. Dal 1638 all’altro devastante terremoto avvenuto nel 1783 il Castello non fu più adibito a privata abitazione ma solo come carcere cittadino. Dopo il 1783 il Castello divenne praticamente un rudero, tant’è che nel 1799 l’ultima feudataria di Nicastro, donna Vincenzina D’Aquino Pico lo vendette al nobile nicastrese don Ivone Spada. Nel XIX e XX secolo la proprietà passò prima alla famiglia Francica di Vibo Valentia, poi ai Froggio e dal 1943 ai Furci. Il suolo esterno è ormai da decenni occupato da molte abitazioni private abusive.

Nonostante nel 1939 il Castello fu annoverato con legge a monumento nazionale, solo a fine anni Novanta l’amministrazione Comunale di Lamezia Terme del tempo lo acquistò per renderlo bene culturale pubblico, interessandosi di farlo restaurare e di creare una rete per una fruizione di tipo culturale e turistico. Purtroppo a causa di ritardi di natura burocratica, della mancanza di serie e sistematiche politiche di valorizzazione, oltre che alla luce delle attuali norme della mancanza degli standard minimi di sicurezza per accedervi, da alcuni anni il Castello è praticamente chiuso al pubblico, preda del degrado e dell’incuria più totale. I lametini auspicano da tempo che gli sia ridata la possibilità di rivivere appieno il loro Castello, uno dei simboli più evocativi della cittadina calabrese.

Matteo Scalise
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