Petruzza e Cortese: due partigiani di Lamezia Terme

Petruzza e Cortese: due partigiani di Lamezia Terme

 

Oggi è il 25 aprile, giorno di festa nazionale in cui si celebra l’anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo per ricordare quel momento storico in cui le truppe alleate anglo-americane, con il fondamentale contributo della Resistenza partigiana riuscirono ad allontanare dal nostro Paese le forze di occupazione naziste e a rovesciare il governo fascista della Repubblica Sociale italiana, mettendo fine a venti anni di dittatura e cinque di guerra. È una data fondamentale nella storia della Repubblica italiana e ha un doppio significato simbolico: la vittoria militare degli alleati nella seconda guerra mondiale e la vittoria della Resistenza militare e politica dei partigiani nella guerra civile contro il fascismo.

Anche in questo periodo di quarantena, contraddistinto da limitazione e restrizioni, a Lamezia Terme il sindaco Paolo Mascaro ha reso omaggio agli eroi della liberazione, deponendo un omaggio floreale innanzi al monumento dei caduti della Seconda Guerra Mondiale del centro di Nicastro.

 

Proprio di fronte al suddetto monumento, due targhe marmoree, affise alle pareti esterni dell’ex delegazione municipale nicastrese, ricordano due cittadini lametini, due partigiani di Lamezia caduti nella lotta contro il regime fascista: il vicebrigadiere Domenico Antonio Petruzza e il sottotenente Vinicio Cortese.

 

Domenico Antonio Petruzza

Domenico era nato a Nicastro(Catanzaro) il 2 gennaio del 1922 ed era figlio di Francesco e di De Fazio Vincenzina, fece il corso per sottufficiale dei Carabinieri reali a Firenze e, appena promosso, fu mandato in Croazia, poi in Francia, poi in Valle d’Aosta. Scriveva ad amici di Nicastro che era disgustato, stufo di prestare servizio e che desiderava vivamente liberarsene.

Sorti i gruppi partigiani, egli usciva dalla Caserma quasi quotidianamente portando con se le armi che poteva e rientrava senza di esse. Si seppe poi che le armi finivano nelle mani degli insorti. Uguale fine facevano le armi che a lui venivano consegnate dalla 11° brigata Garibaldi che operava a Venaria Reale, che dista circa 11 chilometri da Torino, dove era incaricato del rifornimento viveri. Nella notte del 24 agosto del 1944 incappò in un posto di blocco nazista. Posto sul cofano dell’autovettura, egli si mise a sparare precipitosamente a destra e a manca fino a quando una pallottola di mitra nazista non lo raggiunse alla colonna vertebrale. Pur così gravemente ferito, per non essere catturato, volse il mitra contro sé stesso e si uccise. I nazisti, facendo scempio di ogni sentimento umano, portarono in giro il suo cadavere per terrorizzare la popolazione.

Non possediamo la motivazione ufficiale, e riteniamo per giusto riportare la versione offerta dalla sezione dell’ANPI di Nicastro con la lettera inviata al Sindaco del Comune in data 5 maggio 1953: “Oggetto: Lapide Partigiano Petruzza Domenico. Questa associazione si pregia comunicarle che, aderendo alla iniziativa di un Comitato sorto per le onoranze al Partigiano caduto Petruzza Domenico, questa Sezione si propone di scoprire una lapide al detto Partigiano il giorno 10 c.m. Il partigiano Petruzza Domenico, vicebrigadiere dei Carabinieri, come comandante di un distaccamento dell’11° brigata Garibaldi operante a Venaria Reale, condusse a termine una serie di azioni di guerra con rara abnegazione e coraggio fino a quando, catturato in data 25/8/1945 mentre compiva una azione importante nelle sue zone ove erano dislocati i comandi nazisti e fascisti, fu vilmente assassinato e morì cantando gli inni della libertà. Pertanto, chiediamo che si conceda il muro a destra della lapide di Vinicio Cortese per la posa in marmo commemorativo e La invitiamo a partecipare alla manifestazione del 10. Distinti saluti. Per la Segreteria f.to Timpone Pasquale”.

Brano tratto da: Partigiani di Calabria – Enzo Misefari Luigi Pellegrini Editore – Cosenza (1988)

Domenico è morto il 24 agosto del 1944. Le sue spoglie riposano nel Mausoleo del Cimitero di Venaria.

Vinicio Cortese

Nato a Nicastro (Catanzaro) il 20 gennaio 1921, caduto ad Ozzano Monferrato (Alessandria) il 26 agosto 1944, studente in Legge, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Chiamato alle armi, al momento dell’armistizio si trovava a Vercelli come ufficiale carrista della Divisione “Assietta” ed entrò subito nella Resistenza. Arrestato, stava per essere deportato in Germania, ma riuscì a fuggire e a raggiungere le formazioni partigiane dell’Alessandrino. Nuovamente catturato durante un rastrellamento, ferito e ricoverato all’ospedale di Alessandria, fuggì durante un bombardamento aereo. Attraversato il Tanaro a nuoto, Cortese si unì ai partigiani della 79° Brigata “Garibaldi”. Alla fine di luglio del 1944 “Tenente” (questo il suo nome di battaglia), passò alla 7° Brigata “Matteotti” della Divisione “Italo Rossi” e gli fu affidato il comando di un battaglione.

Esperto in azioni di sabotaggio, il giovane attraversò ad Ozzano la zona fortificata tedesca e, riuscito a sottrarre un’ingente quantità di esplosivo, lo utilizzò per far saltare in aria un tratto del binario ferroviario nella galleria San Giorgio. L’esplosione fu tanto violenta da provocare anche il crollo della volta del manufatto. Incaricato poi di distruggere il ponte di Ozzano per impedire l’afflusso di rinforzi ai nemici impegnati contro la “Matteotti”, Cortese fu ucciso dai tedeschi.

La motivazione della Medaglia d’oro alla sua memoria ricorda: “Intrepido e valoroso partigiano, due volte catturato dai tedeschi, due volte evaso, si offriva sempre volontario per le più audaci gesta. Primo fra i primi in ogni ardimento, anelante sempre a maggiori audacie, richiedeva per sé il supremo rischio di far saltare il ponte di Ozzano. Mentre si accingeva all’epica impresa, veniva sorpreso da una forte pattuglia tedesca e, disdegnando la fuga, uno contro quaranta, l’affrontava con leonino slancio. Scaricata fino all’ultimo colpo la sua pistola, in un supremo gesto di sfida scagliava la sua arma contro il nemico e gridando «Viva l’Italia» cadeva fulminato da una raffica di mitra al petto. Fulgida figura di eroico partigiano, superbo simbolo dell’italico valore”.

Per onorare la memoria di Vinicio Cortese, l’Università di Napoli, che aveva frequentato, gli ha conferito, nel 1946, la laurea in Legge “ad honorem”. A suo nome sono state intitolate vie a Roma, a Catanzaro e a Vibo Valentia, dove il giovane risiedeva quando fu chiamato alle armi. Una via gli è stata intitolata pure nel suo paese natale, che lo ricorda anche con una lapide sul Palazzo municipale.

Celebrazioni del 25 Aprile 2019. Sullo sfondo il Municipio e le targhe marmoree

LA STORIA – Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – con sede a Milano e presieduto tra gli altri dal settimo presidente della Repubblica, Sandro Pertini – esortarono il popolo italiano dei territori del nord-Italia ancora occupati a insorgere contro le forze nazifasciste. L’invito era quello di assaltare i presidi nazifascisti del Nord e imporre la resa ancora prima dell’arrivo delle forze alleate al grido di “arrendersi o perire”. In quei giorni poi, il CLNAI emanò alcuni decreti legislativi assumendo il potere “in nome del popolo italiano” e condannando a morte Benito Mussolini e tutti i gerarchi fascisti.

Entro il primo maggio tutte le principali città dell’Italia settentrionale furono liberate: Bologna il 21, Genova il 23 e Venezia il 28 aprile. La data del 25 aprile è stata scelta per il suo significato simbolico di culmine della lotta armata della Resistenza partigiana e l’effettiva presa del potere da parte dei suoi rappresentanti che condurrà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica (in occasione del quale votarono per la prima volta le donne) e poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura della Costituzione. Il termine effettivo della guerra in Italia si ebbe però solo il 3 maggio con la resa definitiva delle forze nazifasciste durante la cosiddetta resa di Caserta del 29 aprile 1945.

LA FESTA NAZIONALE – Inizialmente, a proporre che il 25 aprile divenisse una festa nazionale fu il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, anche a istituirla fu l’allora luogotenente del Regno d’Italia, il principe Umberto II, che il 22 aprile 1946 emanò un decreto legislativo in cui si leggeva: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. Il 25 aprile divenne festa della Repubblica il 27 maggio 1949, con la legge 260. Da allora ogni anno, in tutte le città italiane – specialmente in quelle decorate al valor militare per la Resistenza – si tengono eventi e manifestazioni pubbliche per commemorare la ricorrenza, tra i quali spicca il solenne omaggio del presidente della Repubblica Italiana e delle massime cariche dello Stato al sacello del Milite Ignoto.

 

Condividi ora