Un inedito di Franco Costabile: Fiori e lagrime

Un inedito di Franco Costabile: Fiori e lagrime

La “Rêverie degli Ulivi” è questo il nome della manifestazione che, lo scorso 27 agosto, ha ricordato la vita e la produzione letteraria di Franco Costabile, poeta nato a Sambiase, in occasione del novantacinquesimo anniversario dalla sua nascita.

Organizzato dal movimento culturale “Dorian – la cultura rende giovani”, del quale il sottoscritto è fondatore e direttore artistico, la serata ha preso in prestito il titolo della prima raccolta poetica del Costabile “Via degli Ulivi”, fondendola al termine rêverie, concetto caro al filosofo francese Gaston Bachelard, il quale indica uno stato nel quale l’anima si abbandona a ricordi e a immagini, una situazione in cui l’io, dimentico della sua storia contingente, lascia errare il proprio spirito e gode in tal modo di una libertà simile a quella del sogno, in rapporto al quale la rêverie indica, però, un fenomeno della veglia e non del sonno.

Franco Costabile è poeta che nella sua produzione letteraria ha saputo rappresentare e descrivere l’essenza stessa della Calabria, privandola di molti patetismi e desacralizzandola dell’aurea di locus amoenus attribuitole da vari scrittori emigranti.


Nella sua poesia, in due soli libri – La via degli ulivi (1950) e La rosa nel bicchiere (1961) – Costabile affronta diversi temi attinenti alla società calabrese dell’epoca, in genere con versi brevissimi, martellanti, con soluzioni linguistiche innovative sul piano formale, con una ben precisa valutazione storica e senza il tradizionale e sterile “lamento” dell’intellettuale del Sud.

Durante la “Rêverie degli Ulivi” sono state consegnate delle targhe celebrative ai professori Tonino Iacopetta e Umberto Zaffina, per la loro attività volta alla valorizzazione dell’opera costabiliana. Presenza preziosissima è stata anche quella di Luigi Mazzei, cugino del poeta, il quale ha concesso in esclusiva al movimento culturale “Dorian – la cultura rende giovani” due poesie ancora inedite del Costabile, leggendole in anteprima esclusiva per il pubblico della “Rêverie degli Ulivi”, fra i quali, in prima fila, vi era anche il Vescovo di Lamezia Terme, Sua Eccellenza Giuseppe Schillaci.


Le poesie autografe risalgono entrambe al periodo giovanile e traggono la loro ispirazione dall’infatuazione adolescenziale del Costabile verso Vittorina Russo. Esse sono state consegnate al Mazzei da una sorella di Vittorina; le sorelle Russo erano amiche, nonché lontane parenti dei cugini Costabile e Mazzei.

La prima di queste riporta il titolo di “Fiori e lagrime”.

Risulta scritta su un’unica facciata di foglio, con il testo disposto su due colonne. L’assenza totale di cancellature e/o esitazioni della grafia, lascerebbe ipotizzare a una riscrittura in bella copia di un testo precedentemente appuntato altrove. In alto, sulla destra del foglio, vi è la sigla dell’autore «F. C.» (sulla seconda poesia è invece presente la firma per esteso). Assente è la data.

Nonostante la tematica abusata e una resa acerba, emerge già in questo in questo caso la capacità costabiliana di realizzare dei fotogrammi lirici, di utilizzare parole che sembrano concretizzarsi e materializzarsi innanzi agli occhi del lettore.

Sembra quasi di vederli gli olmi silenziosi: solenni e monumentali, che assumono maggior valore dalla loro immobilità, dal loro essere presenza costante e rassicurante; mentre scarlatte rose si lasciano osservare in disparte e il cinguettio del passero si ode lontano, irraggiungibile: dura solo un attimo, un tintinnio effimero e sfuggente, simbolo delle speranze inattese, dei sogni destinati a non realizzarsi, seppur tutto il giardino intorno inneggi all’amore.

Amore che si dissolve nell’essenza sprigionata dai fiori, in quell’effluvio talmente pervasivo da corrompere i sensi e avvicinarli a “favole solenni”, a tal punto inebriante da condurlo verso un “mistico sognare” destinato però a essere – nonostante la propria volontà – sempre scevro da “verità perenni” (quanto contraria – quasi in posizione ossimorica – appare la verità rispetto a favole e sogni?).

Non presta attenzione a questi richiami l’anima, è tarlata: una macchia nera la divora, un vuoto remoto l’oblia lontano, la inabissa, un baratro ancestrale la domina, un tartaro antico che assale e corrode i fiacchi tentativi di distrazione.

Assenze che vanamente il poeta tenta di colmare con deboli infatuazioni, che tra l’altro non si realizzano: la fanciulla, troppo vanesia, non si avvede dei meccanismi che manovrano il mondo, non si cura dello struggersi del giovane Franco, non nota il Sehnsucht dello spirito inquieto che ha di fronte, bensì ella «ride, passando a festa» e poco le cale del dolore di Costabile, della «gran tempesta» che infuria nell’animo del poeta.

Basterebbe poco, una sola parola per placare quell’irrequietezza, ma come si legge in calce al testo: «Destino in Vacanze».

 

Fiori e lagrime

Vedo silenti gli olmi,
le rose al sole
e il canto
odo lontano
d’usignolo andare;
e amare amare
dice la vita attorno,
nell’ora d’ogni giorno
e d’ogni età_

Muto il giardino intanto
resta fra i fiori immoti;
ne guardo lo splendore
del verde e del colore,
ed il profumo sale,
sale parlando al cuore
di favole solenni
un mistico sognare
di verità perenni.

Ma non l’ascolta l’anima
queste sublimità:
c’è buio in fondo,
assenza,
dura perplessità,
per te,
per te che il mondo
ride, passando a festa,
e non comprendi – ahimè!
la gran tempesta:
pianto
che si dispera in me;
e tu non vuoi, non so,
perché giammai dicesti:
Amore, mio dolce amore,
vieni, mi sei nel core_

Destino in vacanza

Articolo già pubblicato sulla rivista Storicittà n° 251, Ottobre 2019. 

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