Alla scoperta delle chiese montane di Sambiase

Una delle maggior caratteristiche del territorio calabrese è quella di poter arrivare velocemente dalle zone costiere, alla interna dorsale appenninica. Ciò, in un dinamica turistica, consente con facilità di poter effettuare un pranzo in alta montagna, degustando i tipici prodotti delle nostre zone, come le apprezzatissime sopressate, oppure degustare uno degli eccellenti formaggi prodotti dagli ancora diffusi pastori che abitano le nostre zone e ammirare poi il tramonto sula riva del mare degustando un gelato, un cocktail o una granita aromatizzati con gli splendidi agrumi che nascono nelle nostre zone.

Certo ciò non è possibile effettuarlo in ogni zona della Calabria, alcune zone più interne risultano, infatti, essere lontane dal mare e alcune zone costiere non hanno celere possibilità di trasferirsi in montagna. La zona della città di Lamezia Terme gode però di un territorio senz’altro fortunato.

Spesse volte, come è giusto che avvenga, tendiamo ad allargare il nostro sguardo parlando di lametino: il territorio che orbita intorno alla quarta città della regione. In tale ottica, parlando di tratti marittimi annoveriamo senz’altro la zona costiera di Nocera Terinese, il lungomare di Falerna, le spiagge di Gizzeria (che tanta importanza rivestono in ambito sportivo) e la zona di Acconia di Curinga. In ambito montano, ovviamente, subito si pensa al massiccio del Reventino e a tutti i piccoli comuni che su esso gravitano con i loro boschi ricchi di storia e attività, come Platania, Decollatura, Soveria Mannellli, Conflenti, Motta Santa Lucia ecc.

Se ridimensioniamo però il nostro sguardo, stringendo gli occhi e limitandoci a focalizzare e delineare la vista sui confini di Lamezia Terme, ci imbattiamo in senso costiero ovviamente nelle spiagge di Lamezia che godono di larga notorietà ma scarsa utilizzazione come Cafarone e Ginepri e, per quanto riguarda le zone montane, ci accorgeremmo che le maggiori altitudini sono raggiunte da alcune frazioni ricadenti nel territorio dell’ex municipalità di Sambiase.

Se nel quartiere di Nicastro poche sono le zone d’altura (Magolà e Zangarona in collina e Fronti in bassa montagna), le frazioni montane appartenenti all’ex comune di Sambiase sono invece molte, alcune delle quali arrivano anche 1000 o più metri sul livello del mare.

Non tutte queste frazioni sono collocate sullo stesso massiccio montuoso, cominciamo a fare alcune distinzioni: alcune propaggine del massiccio del Reventino giungono fino a Sambiase; a dividere il Reventino dal Mancuso, sono la vallata del torrente Bagni e il pianoro di San Mazzeo.

Dunque le frazioni di: Gabella, Acquadauzano, Carìa, Crozzano, Bucolia, Piano Luppino, Santa Maria, oltre ad alcune altre località, sono site sulle ramificazioni del Reventino.

Al massiccio del Mancuso (e alle sue varie vette come, per esempio, monte Faggio, monte Mitoio o monte Sant’Elia) appartengono, invece, frazioni come San Minà, Vonìo, Acquafredda, Vallericciardo (superiore e inferiore), Case Valenzi, Telara (la quale è direttamente collegata a San Mazzeo), Schieno Vieste e, iniziando la discesa nella valle del Bagni, Serra Castagna, Cantarelle, Mitoio e Miglierina; oltre a varie località con i rispettivi toponimi.

L’eterogeneità di queste frazioni si traduce in vari fattori: la vista sul golfo di Sant’Eufemia: alcune offrono scorci mozzafiato, altre località affacciano solo su boschi e pendii; la grandezza: fra le più grandi spicca Acquafredda (anche come popolazione), altre invece sono costituite da pochissime case, spesso sparse. La creazione, dunque, di un – seppur piccolo – tessuto urbano non è stata sempre ravvisata.

Altra caratteristica che le differenzia è la presenza di chiese. A fronte del vasto elenco di località, solo quattro di esse presentano luoghi di culto: la chiesa della madonna del Miracolo in Acquafredda, la Chiesa di San Giovanni Battista in Acquadauzano, la chiesa di Santa Rita da Cascia in Gabella e la chiesa di Santa Teresina in Piano Luppino.

Cappella in loc. Leoni

Cappella nella fraz. Bucolia.

Inutile indagare in tale sede del perché solo in queste zone si siano sviluppate luoghi di culto e del perché non vi siano chiese antiche, aggiungiamo solamente che sono diffuse lungo il territorio varie icone di stazionamento religioso e alcune piccole cappelle (come nella frazione Bucolia e in loc. Leoni).

Il Miracolo al quale si fa riferimento per la chiesa di Acquafredda è quello datato 1842, ovvero la conversione del ricco ebreo Alphonse Ratisbonne, a seguito dell’apparizione della madonna nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte. Mentre vagava per la chiesa, con appuntata alla giacca – a seguito di una scommessa – la medaglia miracolosa raffigurante la madonna, Ratisbonne si soffermò innanzi la cappella dedicata a San Michele Arcangelo. Qui, trovandosi solo, egli vide d’un tratto una piccola sfera di luce che all’improvviso esplose in migliaia di frammenti di un accecante bagliore, che gli trafissero il cuore con l’amore della Vergine Maria e vide poi la madonna ritta davanti a lui, avvolta nella luce e circondata da palpitanti raggi di sole: Maria non parlò ma fece al giudeo un gesto incontrovertibile: gli impose di inginocchiarsi. Ciò comportò dunque la conversione cattolica di Ratisbonne.

L’apparizione avvenuta in una chiesta retta dall’Ordine dei Frati Minimi fece sì che la Madonna del Miracolo divenne la protettrice dell’ordine di monaci fondato da san Francesco di Paola.

La chiesa lametina dedicata alla Madonna del Miracolo vide luce nel 1991, dopo una lunga trattazione per la compera del terreno e dopo una lunga serie di ritardi nei lavori dovuti all’impervia zona di edificazione. Difficoltosi furono, infatti, i lavori di sbancamento e contenimento, oltre a subire lunghi stop in inverno a seguito delle frequenti abbondanti nevicate (e relativi ghiacciamenti) in questa frazione sita a 900 metri sul livello del mare.

L’11 agosto 1991 veniva solennemente benedetta e inaugurata dal Vescovo Mons. Vincenzo Rimedio, assistito dal Padre Provinciale P. Giuseppe Morosini e da P. Francesco Di Turi e da P. Filiberto Mannarino, celebrando la prima Liturgia Eucaristica nella chiesa di Acquafredda.

Da allora l’11 agosto si celebra una festa molto frequentata, specie dagli emigrati di ritorno.

Un affresco raffigurante le tre donne sotto la Croce decora l’ampia parete dietro l’altare.

Sempre nel 1991, il 31 marzo, fu inaugurata, alla presenza del Vescovo Mons. Vincenzo Rimedio, la chiesa di San Giovanni Battista nella frazione Acquadauzano, 750 m circa s.l.m. .

Costruita sul suolo offerto gratuitamente e con gli oboli volontari raccolti con simpatica costanza dal sig. Domenico Cuda, la chiesa sorge antistante un largo piazzale il quale consente di godere di una splendida vista.

Caratteristica principale di questa chiesa è il colore della facciata principale: un arancione acceso che la rende visibile e facilmente distinguibile da qualsiasi punto delle montagne circostanti, quasi come gli antichi fuochi d’avvistamento che servivano per comunicare. Questa vivida cromìa sembra quasi simboleggiare l’ardere della fede, la luce dello spirito santo sempre pronto ad accogliere il viandante (il contrasto, in inverno, col bianco della neve rende il contrasto ancora più marcato).

Nella frazione Gabella sorge invece la chiesa di Santa Rita da Cascia.

La chiesa di Gabella (600 m circa s.l.m.) sorse intorno al 1949, in occasione del primo decennale del TOM di Sambiase per volontà di Don Pasquale Caputo.

Per il sacerdote sambiasino, infatti, il modo più rispondente agli insegnamenti di San Francesco per festeggiare tale evento era quello di compiere una grande opera di carità.

Don Pasquale espose il suo progetto alla direzione terziaria, avrebbe voluto per l’occasione erigere una chiesa in una delle frazioni più popolate delle montagne di Sambiase: Gabella.

Come ricorda lo stesso sacerdote, però, per erigere tale opera l’unica risorsa disponibile era una grande fiducia nella Provvidenza!

Il Vescovo dell’epoca, Monsignor Giambro, assicurò a Don Pasquale tutto il sostegno morale possibile ma aiuti economici, ovviamente, nulla.

Attraverso una pubblica sottoscrizione si raccolse la cifra di ottantamila lire e con quei soldi si decise di iniziare i lavori.

In un pomeriggio di domenica del mese di agosto 1948 – ricorda Mons. Caputo – con un quadro di S. Rita sottobraccio portato da Luigi Bernardi, con a capo il giudice Sposato, ci recammo in Gabella per esporre il nostro progetto […] ed eventualmente ottenere in regalo il suolo edificatorio”1.

E così fu: il signor Gennaro Rocca regalò il suolo adiacente alla propria casa; furono comprati 50 quintali di calce e poco tempo dopo il capo d’opera, Domenico Mamertino, inizio i lavori.

E così “con i molti aiuti materiali e morali forniti dalla maestra Bernardi per suo vivo interessamento, con i ricavati delle numerose recite dei ragazzi del catechismo e con qualche sacrificio pecuniario personale, nei primo giorni di luglio 1949 fu inaugurata la nuova Chiesa di S. Rita, fornita di una squillante campanella e di un’artistica statua in legno di Ortisei (BZ)”2.

Sempre alla fervente attività dell’anno 1991 e allo zelo del Cappellano P. Giovanni Cozzolino, con la collaborazione di un gruppo di volontari, si deve una rivalutazione della chiesa che venne trasformata in uno splendido tempietto.

I festeggiamenti in onore di Santa Rita, patrona delle cose impossibili, molto sentiti dalla comunità del luogo si svolgono nell’ultima settimana di luglio, con una piccola processione e una – ormai tradizionale – pioggia di rose che investe l’effige della santa umbra.

Di più recente costruzione e meno nota delle altre tre, è la chiesa che sorge nella frazione di Piano Luppino dedicata al culto di Santa Teresa del Bambin Gesù, a circa 500m s.l.m.

La chiesa di Santa Teresa fu costruita e consacrata nel 2004 per volere di don Pasquale Luzzo, storico parroco della chiesa del Carmine in Sambiase, parrocchia alla quale la chiesa di Piano Luppino appartiene.

Di stile moderno, sull’altare maggiore della chiesa è situata una scultura del “Crocifisso in gloria” e accanto all’altare si trova la statua di Santa Teresa e la copia dell’icona della Madonna del Carmine. La festa della Santa si celebra l’1 ottobre, dopo un solenne triduo molto sentito e partecipato dagli abitanti della borgata, devoti alla loro Patrona: dopo la messa, si dà inizio alla processione che si snoda per la frazione e le piccole contrade vicine. La festa termina con uno spettacolo pirotecnico e musicale.

La chiesa con gli annessi locali, raggiunge una superficie complessiva di circa trecento metri quadri, è sorta con una sostanziale e decisiva collaborazione degli abitanti del luogo e serve le frazioni di Piano Luppino, Bucolia e Santa Maria.

1 Breve storia del TOM a Sambiase, a cura del Mons. Pasquale Caputo. 18 ottobre 1965.

2 Ibidem.

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