Tradizioni calabresi: la “cuzzupa” pasquale

Tradizioni calabresi: la “cuzzupa” pasquale

Calabria – Siamo in periodo di Quaresima e ci avviciniamo sempre più alla Settimana Santa. In questo periodo difficile, in cui tutti sono chiusi nelle proprie abitazioni, noto sui social che in molti si stanno dedicando alla cucina; ho visto infatti molti post e storie Instagram e Facebook con “zìppuli ‘i san Giuseppe“, “fragùni” ma anche tante “cuzzupe“. Andiamo a scoprire la storia di questo squisito dolce pasquale calabrese!

Storia e origini del nome

Cuzzupe è il termine più diffuso per indicare questi dolci; ma in altre parti della regione vengono chiamate anche taralli, cuculi, sgute, riganelle, vuta, pizzatola, guta, cuddhure cuddhuraci. Il termine “cuzzupa” deriverebbe dal greco koutsupas (“pane”), mentre invece “cuddhura” dal greco κολλύρα, che può significare sia “corona” che “pagnotta”. Questo dolce nasce secoli e secoli fa; in epoca magno-greca, molto prima che venisse istituita la festa di Pasqua, il dolce veniva preparato per festeggiare la primavera e la rinascita nel culto delle dee della terra e della fertilità, ovvero Demetra e Persefone, un culto un tempo molto diffuso ad Ἱππώνιον, l’antica Vibo. In ogni caso, sia la Quaresima che i riti pagani prevedevano l’astinenza da carni animali, ed è proprio da questo che ha origine la tradizione di mettere l’uovo intero all’interno della cuzzupa, perché esso veniva consumato dopo il digiuno ed era simbolo di buon augurio e fertilità. L’uovo è comunque strettamente legato alla resurrezione di Gesù, perché simboleggia rinascita. Un tempo era tradizione portare le cuzzupe in chiesa per farle benedire.

La “cuzzupa” calabrese

Usanze e preparazione

Una volta la cuzzupa più grande era per la persona più anziana e importante della famiglia, quelle a forma di colomba o ciambella erano per i bambini e per le donne le cuzzupe erano a forma di treccia (ovviamente, tutte con l’uovo incastonato). Cosa importante deve essere la disparità di numero delle uova. Simpatica usanza era quella del regalo delle cuzzupe da parte della suocera al suo genero: bisognava fare attenzione a quante uova si mettessero nella cuzzupa, poiché Cu’ nova si rinnova, cu’ setta s’assetta; se le uova fossero state nove, il fidanzamento si sarebbe rinnovato; se le uova fossero state sette, il matrimonio era molto vicino. Gli ingredienti per realizzare le cuzzupe sono molto semplici, servono soltanto: uova, zucchero, olio o strutto, farina, latte e lievito. Possono essere di varie forme: lettere dell’alfabeto, animali, cuori, ma la forma più usata è quella a treccia oppure a cerchio. In molti, dopo la cottura delle cuzzupe, aggiungono, al di sopra di esse, l’annaspru, una cremina fatta con albume e zucchero. Per decorare, infine, si aggiungono codette colorate di zucchero.

La foto è tratta da: https://blog.giallozafferano.it/francinut87/cuzzupe-calabresi-morbide/.

 

Lorenzo Colistra
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