Zangarona, la frazione arberëshe nel comune di Lamezia Terme

Zangarona, la frazione arberëshe nel comune di Lamezia Terme

Lamezia Terme – Quest’oggi ci spostiamo sulle colline nicastresi e ci dirigiamo verso Zangarona, una piccola frazione del comune di Lamezia Terme a 330 m s.l.m.

Il territorio

Zangarona, situata a circa 330 m s.l.m, è, appunto, una piccola frazione del comune di Lamezia Terme. Situata sulle colline nicastresi che dominano l’intero comprensorio lametino, è immersa nella natura tipica della macchia mediterranea, tra frondosi alberi di ulivo e rigogliose piante. Il centro abitato possiede edifici che hanno mantenuto la loro originalità; quest’ultime non sono state spesso sottoposte a manutenzione, perciò si trovano in discrete condizioni. Possiamo ammirare un bellissimo panorama dei dintorni, in particolare la città e la piana di Lamezia Terme, il golfo di sant’Eufemia e le isole Eolie, in modo particolare Stromboli con il suo imponente vulcano.

La storia

Come già anticipato nel titolo dell’articolo, furono proprio gli albanesi a fondare il paese, facendone di esso una delle comunità arberëshe più antiche di tutta la regione Calabria, in particolare della provincia di Catanzaro, insieme a Vena di Maida, Caraffa e Andali. La nascita di Zangarona si può far risalire alla seconda metà del quindicesimo secolo, circa nel 1440. Gli albanesi giunsero nel Sud Italia a seguito della morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg e la progressiva conquista di tutta l’Albania da parte dei turchi-ottomani. Così, dopo essersi stanziati nella regione, iniziarono a fondare le prime colonie albanesi.

La chiesa di san Nicola e il rito greco-ortodosso

In poco più di dieci anni dalla fondazione del paese, sorse la chiesa di San Nicola di Bari, con il rito greco-ortodosso. La chiesa di San Nicola fu adornata da bellissime e preziose icone e nei suoi sotterranei si creò un vasto cimitero sotterraneo dove venivano seppelliti tutte le genti del villaggio. Con l’aiuto della popolazione si costruì anche un convento annesso alla chiesa e una foresteria dove si ospitavano i mendicanti e i viandanti di passaggio. Già all’epoca esisteva la fontana di san Nicola, ancora esistente ma malridotta e con acqua non potabile a causa delle infiltrazioni fognarie. Più in basso della chiesa sorse la piazza, uno spiazzo circondato da piccole costruzioni dove ogni quindici giorni circa si svolgeva una fiera che richiamava gente dei vicini villaggi.

La Judeca di Zangarona

La Judeca di Zangarona

A causa di un editto del 1510, molte famiglie ebree nicastresi dovettero andarsene altrove. Alcuni se ne andarono nella zona soprannominata Timpone, sotto il centro storico di Nicastro, altri si trasferirono proprio a Zangarona. Costoro costruirono le loro case a monte della chiesa di san Nicola, nella zona che poi venne soprannominata Giudecca, o “Judeca”, e che ancora oggi porta questo nome.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie e i tragici terremoti del 1638 e del 1783

Più tardi iniziò la costruzione di una nuova chiesa, più in su della chiesa di san Nicola. Per raccoglierne i fondi fu fatta una raccolta “porta a porta”. La costruzione durò più di mezzo secolo e terminò nel 1616. Il 27 marzo del 1638 si avvertì una tremenda scossa di terremoto che provocò più di 500 morti, danneggiò parecchie abitazioni e in particolare l’antica chiesa di san Nicola. In poco tempo gli abitanti sopravvissuti ricostruirono e ripararono le case crollate. Su pressione del vescovo di Nicastro, gli zangaronesi adottarono il rito latino nella nuova chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie. Il rito greco-ortodosso fu abbandonato. Nel 1783 ci fu un’altra scossa di terremoto che distrusse completamente la chiesa di san Nicola, la quale era già stata sconsacrata e abbandonata e le tumulazioni dei defunti erano state spostate sotto la nuova chiesa.

L’interno della chiesa della Madonna delle Grazie come si presenta attualmente.

L’elevazione a comune

Nel 1809 il Regno borbonico dichiarò Zangarona università e quindi comune a tutti gli effetti. Vi fu anche aggregato il casale di Fronti. Il comune venne soppresso nel 1829 come rileva lo storico Gustavo Valente presso l’archivio di Stato di Napoli, ma poiché gli abitanti di Zangarona non accettarono il provvedimento di soppressione, la monarchia borbonica, per il paternalismo che la contraddistingueva, concesse una autonomia amministrativa non di diritto ma di fatto. Quando nel 1847 gli abitanti di Zangarona si resero conto che l’autonomia non era più vantaggiosa, chiesero di essere aggregati all’università di Nicastro.

Zangarona vista da Lamezia Terme.

Oggi Zangarona conta poco meno di 300 abitanti.

Si ringraziano Pasquale Emanuele Cerra e Luciano Carnovale per la gentile concessione delle foto panoramiche.

 

 

Lorenzo Colistra
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