Il culto di San Biagio a Sambiase: una devozione che si perde nella notte dei tempi

Il culto di San Biagio a Sambiase: una devozione che si perde nella notte dei tempi

Lamezia Terme – Nell’ex comune di Sambiase si sente già un’atmosfera di festa, difatti questa sera inizierà il triduo in onore di san Biagio e domani la tanto attesa fiera che durerà ben tre giorni, fino a lunedì 3 febbraio. Ma andiamo a conoscere meglio la storia di questo Santo e il perché di questo culto tanto sentito.

La statua di san Biagio venerata nella chiesa del Carmine.

Un santo orientale

San Biagio visse tra il III e il IV secolo a Sebaste, in Armenia (Asia Minore). Era medico e venne nominato vescovo della città. A motivo della sua fede cristiana, i Romani lo imprigionarono e infine, per non aver abiurato la sua fede e aver insultato gli idoli pagani, dapprima lo straziarono con pettini di ferro, all’epoca usati per cardare la lana, e successivamente lo fecero morire tramite decapitazione. Ciò avvenne il 3 febbraio del 316. Il corpo del santo fu sepolto nella cattedrale di Sebaste. Nel 732 una parte dei suoi resti mortali, deposti in un’urna di marmo, fu imbarcata per esser portata a Roma e da lì le sue reliquie, dietro le richieste dei fedeli secondo le usanze dell’epoca, furono distribuite in tantissime chiese e centri grandi e piccoli da Nord a Sud Italia, dove tuttora si venera come patrono. E’ venerato dalla Chiesa cattolica come vescovo e martire e dalla Chiesa ortodossa.

Le leggende, il patronato e l’iconografia

Attorno a san Biagio ruotano numerose leggende, in particolare una che lo ha reso ancor di più conosciuto e venerato, ovvero quella di aver salvato un bambino da una lisca di pesce conficcata nella gola. In tutte le iconografie che ritraggono il santo troviamo appunto san Biagio benedicente con ai piedi una madre inginocchiata che regge il bambino soffocante in braccio. I suoi attributi più ricorrenti sono gli abiti da vescovo, una o due candele incrociate, il bastone pastorale e a volte il Vangelo. Raramente lo vediamo raffigurato con i pettini di ferro e la palma, simboli del martirio.

La madre supplichevole col bambino in braccio nella statua custodita a Sambiase.

San Biagio, per il miracolo del bambino, si invoca per tutto ciò che attiene la gola e la respirazione ed è patrono di musicisti di strumenti a fiato e laringoiatri. E’ protettore anche degli animali, in quanto un’altra leggenda narra che, prima della prigione e del martirio, si rifugiò in una caverna dove gli facevano compagnia animali selvatici che mansueti accorrevano a lui e lo accoglievano. Per il modo con il quale venne martirizzato, ovvero con pettini di ferro per cardare la lana, protegge pastori e guardiani di greggi, le greggi dalle insidie dei lupi, e inoltre pettinai, materassai, lanaioli, linaioli, funai e cardatori. Lo troviamo tra i 14 santi ausiliatori.

L’antichissimo culto a Sambiase e la tradizionale fiera

La devozione verso san Biagio è secolare. Dove oggi si svolge la fiera, sorgeva, nei pressi del Convento dei Carmelitani a partire dal VII secolo, il Cenobio di San Biagio. Lo gestivano i monaci Basiliani e attorno all’edificio, come scrive lo storico Enrico Borrello, “sorgeranno le prime abitazioni”. È molto probabile che da San Biagio derivi il nome Sambiase, frutto di una storpiatura dialettale. La statua di San Biagio è tutt’ora venerata nella chiesa del Carmine e il santo si venera come protettore dell’ex comune insieme a san Francesco di Paola. Non a caso la chiesa del Carmine si trova su un’altura, a sottolineare la protezione del santo su Sambiase. In occasione del triduo, ripreso da pochi anni, il simulacro viene “sceso” dalla sua nicchia per essere posizionato vicino all’altare maggiore con un parato a festa per accogliere i visitatori della fiera. Un tempo la statua era nella nicchia centrale della parete destra, dai fregi ricchissimi, per evidenziare la grandiosità di questo santo per il popolo sambiasino. All’epoca, le statue erano ancora nel cosiddetto “stipu”, un termine dialettale per indicare il coperchio e il vetro che le chiudevano mantenendole dalla polvere e preservandole dall’umidità e dal degrado del tempo. Negli anni ’80 il simulacro fu poi spostato nella nicchia dove si trova attualmente. Sotto la statua troviamo scritto G. Malecore Lecce. La scultura in cartapesta, infatti, sarebbe stata scolpita proprio da Giuseppe Malecore (Lecce, 1876-1967), uno dei più celebri maestri cartapestai italiani che fondò una propria ditta nel 1898.

Foto storica della statua di san Biagio quando si trovava ancora nello “stipu”, la nicchia centrale della parete di destra. (Foto tratta dalla pagina Facebook SAMBIASE DI LAMEZIA TERME, TRA I CENTRI STORICI PIU’ BELLI DEL SUD ITALIA.

Non si conosce con esattezza la data di fondazione della grandiosa fiera. La notizia più antica a riguardo si trova in un atto del 1618. Qui si legge che “per antichissimo solito” si svolgeva a Sambiase una fiera. Quindi una fiera dedicata al culto di San Biagio era presente già da tanto tempo e che, una volta andati via i Basiliani, è stata portata avanti dal popolo e dai Carmelitani arrivati a Sambiase circa nel 1500. Inizialmente era una fiera di animali come galline, oche, maiali, pecore o cavalli, fulcro della civiltà contadina di un tempo. In ogni caso ancora oggi, cambiati gli usi e i costumi, una moltitudine di persone affolla le strade di Sambiase, incantati dai venditori che presentano merce di ogni tipo come piatti, corredi, coperte, sedie artigianali e le tradizionali vozze, pentole e piatti in terracotta locale. Immancabili i venditori di mostaccioli e altri dolci tipici della tradizione lametina e calabrese. Questa sera è iniziato il triduo in onore del santo nella chiesa del Carmine che durerà fino al 2 febbraio, festa della Candelora. Dal 31 gennaio al 3 febbraio la santa Messa sarà alle ore 8,00 e alle ore 17,30. Domenica 2 la santa Messa sarà celebrata anche alle ore 10,00. Come da tradizione, giorno 3 ci sarà anche la benedizione della gola con due candele incrociate.

Lorenzo Colistra
Follow me on
Condividi ora